DUE GIORNI DI INCONTRI E CAMMINATE SULL’ALTA VIA DEI MONTI LIGURI

A conclusione del campeggio del 6-7-8 agosto contro la miniera di titanio sul Beigua la necessità espressa dai partecipanti e dalle partecipanti è quella di continuare ad incontrarsi, confrontarsi e conoscersi; guardandosi negli occhi e attraversando i luoghi minacciati da un’ennesima devastazione del territorio, consapevoli che questo è solo un piccolo sentiero tra quelli da affrontare per abbattere ogni forma di dominio e autorità.

Per questo invitiamo tutte e tutti a:

DUE GIORNI DI INCONTRI E CAMMINATE SULL’ALTA VIA DEI MONTI LIGURI

Sabato 18 settembre:

  • Ritrovo ore 8.30 presso area picnic del Curlo (Arenzano –GE) da lì camminata per raggiungere la zona campeggio, il tragitto è di circa 1h30min. (agili!agili!)
  • Allestimento del campeggio e pranzo al sacco
  • Introduzione, proposte e organizzazione della due giorni
  • Chiacchierata su esperienze di lotta contro l’estrattivismo
  • Cena condivisa

Domenica 19 settembre

  • Laboratori (orienteering, tree climbing …) e camminata lungo l’AVML
  • Pranzo condiviso
  • Conclusioni finali

Info tecniche:

  • Materiale: tenda, gavetta e posate, bicchiere, borraccia, sacco a pelo, vestiario comodo adatto a due giorni in montagna a circa 1000 s.l.m., kway, scarponi o scarpe tecniche, bussola (per chi la possiede!)
  • Cibo: garantiremo una zuppa calda per la cena di sabato, per il resto porta ciò che vorresti trovare e condividere con tutti e tutte

Se hai necessità di materiale tecnico contattaci via email.

Per contatti:

delcoloredellaterra@anche.no

Per info e aggiornamenti:

delcoloredellaterra.noblogs.org

telegram: DELCOLOREDELLATERRA

 

 

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Contributi sul campeggio di inizio agosto contro la miniera di titanio sul Beigua

Di seguito pubblichiamo (anche se con un leggero ritardo) alcune impressioni sul campeggio

contro la miniera di Titanio svoltosi ad inizio agosto sul Monte Beigua presso l’area picnic di Pratorotondo.

In questa piccola raccolta tre punti di vista di compagne e compagni che hanno preso parte alla tre giorni in attesa del prossimo appuntamento del 18 e 19 settembre.

 

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Dieci giorni sono passati dalla fine del “campeggio contro la miniera di titanio” svoltosi nei giorni 6-7-8 agosto nei pressi del rifugio di Pratorotondo.

Il tempo trascorso ci pare sufficiente per buttare giù qualche riflessione su come è andata, cosa ha funzionato e cosa no, le impressioni dei partecipanti e gli spunti ricevuti durante le discussioni.

L’allestimento di tende, cucina, palco per la musica, bagno è riuscito molto bene così come la gestione delle presentazioni, la camminata e le due assemblee comuni. La partecipazione è stata molto sentita non solo da chi è avvezzo a queste esperienze, ma da persone per cui questa era la loro prima volta.

La decisione, di proporre un campeggio il più possibile autogestito, richiedendo ai partecipanti di portarsi dietro il cibo, le stoviglie e dando loro la possibilità di gestire la cucina è stata apprezzata e rilanciata da alcuni nell’assemblea conclusiva. Questo è indice di un bisogno di confronto e conoscenza che va oltre il semplice “avere un’idea in comune” e che richiede necessariamente un approccio pratico, uno scambio di saperi che non restino solo sulla carta. Un altro obiettivo, forse il più importante, raggiunto dall’iniziativa è stato l’effetto prodotto intorno a sé; come un sasso lanciato in uno stagno è servita a smuovere le acque, portare l’attenzione sul problema della miniera, far sapere che è possibile opporcisi con modi che vanno oltre la petizione su internet, le proteste in video conferenza o i commenti da tastiera.

Non vanno taciuti anche gli aspetti negativi ovviamente e cioè che tutte le cose fatte potevano essere fatte meglio; per esempio si sarebbe dovuto munire i partecipanti alla camminata di cartina, coinvolgere meglio le persone nella gestione della cucina o trovare un’alternativa ludica altra al posto del concerto.

In conclusione possiamo dire che questo è stato solo il primo piccolo passo di un percorso lungo, faticoso, difficile e insidioso che ci vede lottare contro la realizzazione della miniera, ma che sta a dimostrare tutta la nostra intenzione di opporci ad un mondo la cui unica scelta che ci concede è una vita in gabbia.

 

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SUL CAMPEGGIO NO MINIERA DI TITANIO

Beigua 6/7/8 Agosto 2021

Prato rotondo, piccolissima località all’interno del parco del monte Beiuga, nella riviera a ponente di Genova. Si sente la fiducia di chi percepisce che questa tre giorni andrà bene. Il sentore di una partecipazione larga e interessata rende i preparativi ancora più eccitanti e intensi. Sono tante infatti nei giorni precedenti le mail e le conferme di persone un po’ da tutta Italia interessate a venire a questa tre giorni che inaugura una lotta contro la miniera a cielo aperto di Titanio più grande d’Europa, e contro il mondo che la necessita.

Il parco si affaccia sul mare e sarebbe davvero affascinante vedere le montagne a picco sull’infinita distesa blu, se non fosse che una nebbia fitta accompagnerà tutta la tre giorni, creando un’atmosfera davvero particolare, a cavallo tra l’horror ed il post apocalittico, con punte di romanticismo nelle ore di alba e tramonto, quando l’aria si tingeva di un colore davvero strano, peculiare di quell’umidità che ci mangiava.  dandoci un po’ di tregua solamente l’ultimo giorno, permettendo al sole di baciarci ed asciugarci un po’ le ossa dall’infinità umidità delle altre notti. A volte sembrava di vedere spettri che si aggiravano per i boschi, figure animali sfuocate dalla nebbia che sembravano vagare senza meta. Altre volte invece ci ritrovavamo a bocca aperta davanti alla coltre di nubi che si apriva e davanti a noi il mare da così in alto (noi eravamo a 1.100m sul livello del mare) manteneva comunque i suoi colori verde-azzurro ed era commovente averne uno sguardo così dominante da lassù!

Quando il venerdì comincia ad arrivare un po’ di gente si capisce subito che le presenze supereranno di gran lunga le attese. Chi ha guardato la tre giorni dall’esterno ci ha comunicato che secondo le loro stime sarebbero passate più di 500 persone!

A guardare il programma della tre giorni già si capisce che saranno giornate piene, ma tutto il resto, tutto ciò che sarà al latere delle discussioni, delle passeggiate, delle cucinate e mangiate, sarà ancora più interessante ed intenso. Scambi, chiacchiere, risate, distribuzioni di libri ed opuscoli, tante persone che non si vedono da tempo anche per colpa della maledetta cosiddetta pandemia, costituiranno il vero cuore del campeggio. L’assembramento, ciò che vorrebbero imporci di non fare più, in quei tre giorni è stato il nostro modus operandi. Vicin*, ci si guarda negli occhi, e tutto è più chiaro. Autogestione in cucina, nella pulizia, nell’organizzazione delle discussioni collettive, nella costruzione del campo, insomma in ogni ambito delle giornate passate in quel luogo. Ovviamente tante anche sono le cose da aggiustare e da migliorare, ma di questo ne siamo consapevoli sempre.

È evidente anche che la voglia di confrontarsi renderà i dibattiti interessanti e partecipati. Abbiamo cominciato il venerdì con la presentazione del campeggio ed un quadro della situazione del Beigua e della eventuale miniera. Ci siamo scambiati informazioni utili anche tramite esperienze personali all’estero che hanno arricchito ancora di più il dibattito. Il sabato mattina siamo andat a fare una visita nella zona che dovrebbe essere direttamente colpita dalla miniera. Una passeggiata di 4 ore che è diventata di 6 visti i/le numersi/e partecipant*, che ha compiuto un anello ed ha permesso, a molti di noi per la prima volta, di camminare su quella terra ed accarezzare quegli alberi che dovranno essere spazzati via per far posto ad un enorme buco. Esseri umani assetati di materie prime e di denaro accecati dall’avidità vorrebbero distruggere le poche cose belle rimaste di questo mondo. Poveri illusi se pensano che troveranno vita facile.

Il pomeriggio, nonostante le energie donate alla passeggiata siano state cospicue, vista anche la nebbia che ha reso il tutto ancor più difficile e faticoso, abbiamo chiacchierato per una cosa come 5 ore. Ci sono state presentazioni di libri e discussioni che hanno spaziato dall’attualità del mondo che ci circonda, ad analisi più politiche su capitalismo e primitivismi. Il tema che si voleva far emergere con forza da questi incontri di sabato riguarda la non parzialità di questa lotta. Ovvero di dirci che noi non siamo semplicemente contro la miniera di titanio sul Beigua, ma odiamo e disprezziamo tantissimi dei meccanismi che regolano questa società. Un mondo che ha bisogno di sventrare una montagna per soddisfare i propri “bisogni” è un mondo che non vale proprio la pena di conservare.

Quindi il tentativo era quello di dare ampiezza e respiro al discorso, collegandolo per esempio alla pandemia ed all’obbligo vaccinale (cosa su cui molt di noi sentivano e sentono il bisogno di confrontarsi perché molto urgente nelle nostre vite) oppure all’avanzamento tecnologico ed alla nostra dipendenza da esso. 5 ore intense in cui a parlare sono stat in molt e non si finiva più di discutere!!

Infine domenica abbiamo concluso il filo dei discorsi con una discussione su come andare avanti. Beh non poteva esserci conclusione migliore di questa tre giorni. A mia memoria non credo ci siano state discussioni più partecipate e riuscite di questa su come costruire le prossime giornate. Ci sono state proposte e anche chi si è preso la responsabilità di farle vivere alle prossime iniziative. C’è davvero stata una costruzione collettiva del prossimo passo da fare insieme, come sempre ci si augura di fare, ma poche volte ci si riesce davvero!

Con finalmente il sole in faccia ci siamo guardat negli occhi ed abbiamo deciso di continuare con questi incontri nella natura e nei luoghi che vorrebbero distruggere, non trascurando pero iniziative più di azioni e di inchiesta su chi, come, e quando vorrebbe fare l’ennesima guerra alla natura. Mai dimenticarsi che oltre a difendere e presidiare i luoghi che interessano al capitalismo, dovremmo anche attaccare i responsabili fattuali e chi si arroga il diritto di mettere in pratica questi scempi.

Alla prossima volta, al prossimo appuntamento, sempre decis* e arrabiat*!Contro lo sfruttamento indiscriminato della Terra, per la natura selvaggia!

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Apprezzando il report precedente “SUL CAMPEGGIO NO MINIERA DI TITANIO” per la sua complessità ed adesione allo “spirito” del campeggio, davvero vissuto intensamente, ma apprezzando un po’ meno la nebbia, vorrei sottolineare i temi sviscerati duranti i dibattiti.

Se, il sabato pomeriggio, è stato dato ampio spazio  al problema dell’estrattivismo connesso al  trasporto e alla lavorazione del materiale fino ad inerpicarci a trattare del picco delle quotazioni in Borsa degli accaparratori, la domenica abbiamo ampliato il discorso relativo allo sfruttamento capitalista e tutte le sue nocività. Dal lavoro salariato fino alla particolarità di questo periodo pandemico con i suoi corollari di obbligo vaccinale e green pass, passando attraverso l’avanzamento tecnologico ed alla nostra dipendenza da esso.

Un excursus storico sulle grandi epidemie, il business della sanità, il nuovo modo di monitorarci con il green pass e l’altrettanto nuova spaccatura della società fra buoni (vaccinati e greenpassati) e cattivi (magari anche vaccinati, ma non greenpassati) spesa, da Confindustria, partiti e mass media, attraverso la lettura del solito occhio antropocentrico da uomo bianco del nord del mondo.

Un ennesimo tentativo di far passare in secondo piano la divisione di classe, l’industrializzazione generalizzata, gli allevamenti intensivi, i laboratori finanziati dalle grandi potenze (anzi spesso co-finanziati da imperialismi ad una prima apparenza nemici fra loro), lo scientismo che dileggia, alla fin fine, tutto quanto sfugga all’asservimento della raccolta di dati necessari ai padroni.

E’ risultato infine chiaro che al Capitale, che chiede una moneta di scambio per una falsa libertà (altro che responsabilità civica!) bisogna opporre la totalità dell’opposizione e dei bisogni, insomma un contributo di classe.

autonoma senza Autonomia

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Chiunque volesse aggiungere considerazioni, critiche o contribuire in qualunque modo alla discussione può inviare una mail a delcoloredellaterra@anche.no

 

 

 

 

 

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INDICAZIONI PER IL CAMPEGGIO CONTRO LA MINIERA DI TITANIO

Indicazioni per raggiungere il

CAMPEGGIO CONTRO LA MINIERA DI TITANIO

Il campeggio si svolgerà a Pratorotondo 1100 msl.
Per raggiungere il posto:
In auto o furgone:
-da Varazze: dirigersi verso il Comune, proseguire verso monte lungo il fiume in direzione Pero-Alpicella, una volta raggiunta Alpicella preseguire in direzione M.Beigua arrivati sulla cima (zona Antenne) seguire il cartello Rifugio Pratorotondo che raggiungerete dopo circa 2km. La strada non è delle migliori andate piano!
A piedi ( ben determinati!):
– dalla stazione di Varazze: raggiungere il lungomare, andare verso sinistra guardando il mare (est-levante), raggiunta la rotonda del Comune proseguire lungo il fiume lato dx, dopo il tempio JWH troverete sulla vostra dx il sentiero segnato “+” rosso. Seguire fino Alta Via (AV) prendere a dx (levante-est) e seguire per 2km (AV) arriverete a Pratorotondo.
La camminata è complessivamente di 14km di cui 11 in salita dislivello circa 1400mt.

Il campeggio si svolgerà presso l’area Pic-nic di Pratorotondo.
Porta il kway.
Porta tazza, piatto e posate.
Portati via la rumenta.

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CAMPEGGIO CONTRO LA MINIERA DI TITANIO 6-7-8 AGOSTO

Tre giorni di incontri, discussioni e condivisione
contro l’estrazione mineraria di titanio nel Parco del Beigua e dintorni.

Venerdì 6

Dalle ore 11:00

Allestimento del campeggio.

Ore 17:30 Incontro di presentazione del campeggio e introduzione  alla “tre giorni”.

Ore 19:00 Monocorpologo “Le scarpe di mio padre” -azione teatrale scritta e interpretata da Vito Mora-

Mio padre non era un militante rivoluzionario, non era un grande pensatore o un musicista virtuoso, non era neppure, che ne so, una persona violenta, non ha mai alzato un dito su nessuno e nessuno lo ha mai alzato su di lui, non ha avuto una vita travagliata e neanche particolarmente sofferta. Era un uomo normale, un carpentiere. Ha vissuto la sua vita: emigrato al nord, ad Albenga, dalla Calabria, lavorato anche troppo, messo su famiglia, avuto due figli, costruito una casa e poi se ne è andato all’altro mondo, per fortuna parecchi anni fa, quando era ancora possibile andare all’ospedale a far le visite e celebrare i funerali come ci pareva. Con i testi che ho scritto dopo la sua morte, ci ho fatto un’azione teatrale, un monologo (no letture) con interventi corporei, un monocorpologo, della durata di un’ora circa. Non è un racconto biografico, sono immagini, quadri, ricordi, presuntuosamente direi, prosa poetica.

A seguire aperitivo con dj-set e concerto dei:
MDPAE – Musica Discreta Per Ambienti Eleganti

Sabato 7

Ore 9:00 Passeggiata mattutina attraverso alcune delle zone minacciate dalla miniera.

Ore 13:00 Pranzo condiviso

Ore 15:30 Presentazione del libro “Lo spillover del profitto. Capitalismo, guerre ed epidemie” a cura di Calusca City Lights, Edizione Colibrì Milano 2020 Quando il confinamento avrà termine e si uscirà dal bozzolo antivirus, tutti i lavoratori, quale che sia il loro sesso, si troveranno di fronte alla dura realtà. Il pericolo più grande non sarà costituito da questo o quel virus, ma dal capitale stesso. Dopo aver dimostrato la sua totale incapacità di anticipare e gestire la crisi, il sistema ne farà pagare il conto a coloro senza i quali non può raccogliere i suoi profitti: i proletari. Aumento della disoccupazione, riduzione del salario reale, penuria progressiva, militarizzazione della società. Dopo aver strombazzato a destra e a manca: Siamo in marcia verso sempre nuovi progressi, la classe capitalista ora martella: Siamo in guerra! Innanzitutto contro quanti si ribelleranno sfidando l’ordine socio-economico esistente. In primo luogo contro i proletari.

Ore 18:00 Discussione proposta dal curatore delle edizioni Hirundo

                        “Il vuoto oltre la civiltà”

Il periodo pandemico ha evidenziato ancora di più lo stato di dipendenza patologica dal sistema tecnologico. E a richiedere più vaccini, tamponi e sussidi è proprio il mondo militante di sinistra, in adorazione e in preghiera di fronte al dio del progresso e della scienza. Ma se i “rivoluzionari storici” hanno abdicato qualsiasi speranza di autonomia agli Stati e alle multinazionali del farmaco e dell’HI Tech, cosa ne sarà degli “eretici” di oggi? Nel dilagare ormai sconfinato delle teorie post moderniste che invadono i
movimenti sociali proviamo a tracciare una via in rotta di collisione con la civiltà industriale moderna. Proviamo a parlare di inselvatichimento, di autonomia alimentare, di reti di supporto e condivisione al di là dei processi di mercificazione, e, poi, di reale autogestione della salute. La frattura emersa in questo periodo potrebbe essere l’occasione per frantumare molti miti dei rivoluzionari di ieri e di oggi. L’alternativa è un comodo e “militante” ritorno alla normalità.

Ore 20:00 Aperitivo e concerto con:

NOCHAPPI?BOURGEOIS! – PEGGIOKLASSE – Il Blues de “IL TENEBROSO DALLA FITTA SELVA”
A seguire dj-set

Domenica 8

Ore 9:00 Passeggiata mattutina attraverso alcune delle zone minacciate dalla miniera.

Ore 11:00 Discussione sulla minaccia costituita dalla realizzazione della miniera di titanio e sulle forme di resistenza e lotta a difesa del territorio. Ore 15:00 Presentazione di “Respiro- Quando l’ordine del mondo ci toglie il fiato, una boccata d’aria in forma di fumetto” con Marco Bailone, uno dei coordinatori di questa autoproduzione. Rivista di fumetti e disegni nata a fine 2020, un’autoproduzione di 112 pagine alla quale hanno partecipato 28 autrici e autori, un’opera benefit per carcerate e carcerati.

A seguire Canti di Resistenza sotto al Tiglio secolare.

 

La tre giorni di campeggio si svolgerà a Piampaludo a 857 m s.l.m – comune di Sassello, Provincia di Savona.
All’interno del campeggio sarà presente una cucina autogestita, ci sarà la possibilità di utilizzare liberamente due griglie e condividere la cucina da campo, sarà presente una cambusa di base per organizzare i pasti condivisi (i pranzi di sabato e domenica); gli aperitivi saranno benefit.

Portatevi le stoviglie e il bicchiere, non avremo nulla di monouso, cerchiamo di non essere impattanti per l’ambiente, riduciamo la spazzatura al minimo.Portati la tenda e tutto il necessario per campeggiare tre giorni, la zona è raggiungibile in auto/furgone.

Spazio per distro e autoproduzioni (portati il tavolo)

CHI BEN COMINCIA…
Dopo 44 anni la regione Liguria ha ceduto alle pressioni della C.E.T. (Compagnia Europea del Titanio) e ha aperto ai test per le operazioni di esplorazione e di scandaglio per la ricerca del Titanio sul monte Tarinè.
Le prime pressioni per ottenere una concessione, rilasciata e poi ritirata causa proteste, risalgono infatti al 1976; ora, con pazienza e perseveranza la C.E.T. è riuscita ad ottenere un primo via libera. La stima fatta è di un giacimento di titanio di 400 milioni di tonnellate che varrebbe tra i 400 e i 600 miliardi di euro di un metallo ambitissimo dall’industria moderna civile, ma soprattutto militare e tecnologica. A ciò si aggiungono i 500 milioni annui per la Regione beneficiaria dei diritti di estrazione.
Di fronte a simili cifre di guadagno la C.E.T. ha, in maniera sfacciata e che non lascia spazio a mediazioni, dichiarato: “Non molleremo mai, perché stiamo parlando del più grande giacimento del continente, forse del mondo intero. Stiamo parlando di una potenziale e inestimabile ricchezza, per tutti”.
Una dichiarazione sprezzante che però la dice lunga sulla loro determinazione e su quanto siano subdoli promettendo ricchezza per tutti (non crediamo che il tizio che dorme sulla panchina della stazione ne benefici e nemmeno le persone che vivono nell’area ad esempio allevando o coltivando).
Non si vergognano più di ammetterlo, queste aziende di sciacalli.
Nel nome del profitto, sbavano sulle ultime materie prime; l’industria tecnologica, il capitalismo e lo Stato speculano sulle nostre vite e sul pianeta.
Da qui in poi si è aperto il disgustoso teatrino politico tipico di un Paese democratico tirando in ballo chi l’impatto ambientale da un lato, chi gli immensi guadagni dall’altro. I politici a favore sono quelli per cui il denaro e il lavoro vengono prima di ogni cosa, gli altri, che ora sono all’opposizione, devono per forza far finta di opporsi per non perdere la faccia. La conseguenza di ciò sono una marea di vuote chiacchiere, di dati scientifici incomprensibili e senza significato, nell’attesa di trovare un accordo che vada bene a maggioranza e opposizione. I primi allora si vanteranno dei mirabolanti risultati raggiunti in punti del PIL regionale e di occupazione, i secondi di aver condotto una opposizione onorevole, dura e decisa. Risultato: MINIERA REALIZZATA, BEIGUA DISTRUTTO.
Il no a questo progetto, deve essere un NO ideale che porti con sé una visione di mondo differente e inconciliabile con la loro; visione in cui la ricchezza non sia il denaro, l’accumulo di beni o il numero di like che ricevo, ma la libertà, l’indipendenza dalle strutture che ci legano anche e soprattutto quando queste ci rendono comoda e agevole l’esistenza.
A ciò bisogna aggiungere due concetti, forse desueti o considerati antiquati, ma più attuali che mai: lotta di classe e resistenza al dominio tecno-capitalista. Esiste un élite che determina le sorti del mondo arricchendosi e lasciando alla massa di oppressi scarti e disperazione; con ciò si intende che non basta portare una visione di mondo differente con sé, ma bisogna anche avere ben chiaro chi sono i padroni (anche se green), i politicanti interessati alla questione solo per il proprio tornaconto, ma sempre pronti a voltare le spalle e passare dall’altra parte alle prime difficoltà. Essi vanno cacciati con fermezza.
Un altro punto su cui bisogna fermamente controbattere è il mantra sempreverde del “quest’opera dà lavoro” ridistribuendo la ricchezza per tutta la popolazione; prima di tutto va controbattuto per come esso stesso viene posto e cioè in maniera ricattatoria, in un periodo per giunta in cui il lavoro è un tema sensibile. Ciò che viene lasciato a donne e uomini non è ricchezza ma un ambiente devastato e impoverito che porterà al conseguente degrado delle relazioni sociali. In secondo luogo il lavoro salariato è determinato dal capitale e dalle sue esigenze, ci viene imposto ma non è la nostra vita e in parte possiamo sopperire alla sua mancanza organizzandoci in altri modi per procurarci tutta una serie di beni che, nella maggior parte dei casi ci procuriamo tramite l’uso del denaro.
La sola possibilità di fermarla è mettere in atto un’opposizione decisa e radicale a parole e nei fatti, senza farsi problemi ad andare contro tutte le regole e norme che ci sono state insegnate, evitando di sedersi al tavolo della discussione democratica perché è un tavolo truccato che porta ad una sconfitta certa.
La delega, il dissenso simbolico, il limitarsi a proteste “secondo le regole” o peggio ancora utilizzando i canali virtuali sono falsi amici da cui bisogna guardarsi molto bene.
Appoggiarsi a vicenda, aiutarsi nel rispetto reciproco, a seconda delle proprie possibilità tenendo conto di quanto detto prima potrebbe essere una strategia funzionante.
Nessuno ha la bacchetta magica su come affrontare una situazione del genere, ma iniziare avendo chiaro come NON debba essere affrontata è già un buon inizio.

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CAMPEGGIO CONTRO IL TITANIO

6/7/8 agosto campeggio contro la miniera di titanio zona M. Beigua(sv)

nei prossimi giorni usciranno info sul campeggio , per rimanere aggiornati seguire il canale telegram DEL COLORE DELLA TERRA , per info sull’iniziativa contattare la mail  delcoloredellaterra@anche.no

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IN NOME DEL PROFITTO. MONTE BEIGUA COSA STA SUCCEDENDO? CI RACCONTANO I COMPAGN* DI SAVONA IN UNIVERSITA’ OCCUPATA A GENOVA

DIFENDIAMO IL BEIGUADALL’INDUSTRIA MINERARIA

L’area naturale del Monte Beigua (al centro della Liguria tra Genova e
Savona) è sotto attacco da parte di chi vorrebbe renderla una enorme
miniera.

La minaccia è dovuta dalla presenza di rutilo, un minerale da cui si
estrae il titanio,  metallo molto richiesto dalle industrie soprattutto
per batterie di computer, smartphone e pannelli solari, nel sottosuolo
del Monte Tarinè.

La regione a fine febbraio ha autorizzato una società privata (CET) a
iniziare i sondaggi alla ricerca del titanio nell’area protetta. Se da
questa fase si passasse a quella attuativa ciò significherebbe
devastazione, inquinamento e malattie. Sarebbe un altro esempio di
sottrazione di uno spazio naturale e bellissimo dall’uso pubblico per il
lucro di privati senza scrupolo.

Si tratta di un progetto che rientra nel modello dell’estrattivismo
ovvero l’accaparramento di risorse per mano di grandi interessi privati,
nazionali ed esteri, Stato e finanza nelle sue varie declinazioni. È la
più attuale tendenza del capitalismo che globalizza i suoi profitti
condannando gli umani insieme a tutto il vivente allo sconvolgimento e
alla miseria, portando con sé disgregazione delle comunità locali,
militarizzazione dei territori e repressione violenta di ogni forma di
opposizione.

Proteggere l’area naturale del Beigua è un’urgenza, solo la
determinazione degli individui e l’autorganizzazione può mantenere la
nostra terra viva e incontaminata dall’inquinamento e dall’avidità.
Salvando noi stessi da rinuncia e passività.

Ne parliamo :

GIOVEDÌ 13 MAGGIO H 18.00

Presso Università Occupata

Corso Andrea Podestà 2 – Genova-

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IMBRICCHIAMOCI 17

“Imbricchiamoci” è un’esperienza di consapevolezza e lotta vissuta tramite il cammino, l’auto-organizzazione e la convivialità nella natura, che per la sua 17esima edizione ha attraversato il Parco del Beigua in alcune delle sue aree più belle con fiumi, torbiere, stagni e paludi contornate da foreste e montagne splendide.
L’iniziativa svoltasi tra sabato 30 aprile e domenica 2 maggio è volutamente andata a toccare il territorio dove sta prendendo preoccupantemente forma il progetto di una miniera di titanio all’interno e a ridosso del Parco naturale.

È stata la prima iniziativa pubblica reale che a dispetto della diffusa tendenza a virtualizzare le relazioni, ha voluto entrare a contatto con i luoghi che sarebbero devastati nel caso in cui la miniera si realizzasse. Questo contatto è allo stesso tempo fisico perché riguarda il vivere sentieri e boschi che molti di noi frequentano e amano da anni e ideale perché riguarda la salda volontà di difendere la natura dalle speculazioni economiche che il lucro capitalista impone.

L’esperienza è stata partecipata da quasi una quarantina di persone che l’hanno resa autentica e ricca, condividendo conoscenze, fatica, organizzazione, cibo e risate. Ma anche idee e confronto su quello che sarà necessario fare per difendere il parco del Beigua dalla sua devastazione.

Abbiamo acceso la convivialità nonostante la pioggia battente e intensa, il vento e il freddo della notte: ritrovarsi intorno al tiglio secolare di Pianpaludo ha permesso a tutti di capire la bellezza del luogo e l’importanza di difenderlo, attraverso le sensazioni vissute tra il verde del prato e le fronde rigogliose. Sotto e intorno a quell’albero, sul monte Tariné a oltre 900 metri, gli speculatori senza scrupolo vorrebbero sconvolgere il bosco e rivoltare centinaia di miglia di tonnellate di terra, per estrarre un minerale che per loro vale oro ma per tutti noi (e siamo in molti…) significa devastazione e morte.

Siamo partiti, come annunciato. Il viaggio sarà lungo ma non ci spaventa.

Tiglio secolare sul monte Tariné

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IMBRICCHIAMOCI 17 INTERVISTA DI MALARADIO AD UN COMPAGNO DI FUORI CONTROLLO SAVONA

Intervista andata in onda su malaradio il 29/04/2021

due chiacchere sulla prossima edizione di imbricchiamoci e sulla miniera di Titanio nel parco del Beigua

malaradio.noblogs.org

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SAN DIDERO LAVORI COLLETTIVI AL NUOVO PRESIDIO

VENERDI 30 APRILE

Lavori collettivi al nuovo presidio a San Didero ( sul piazzale di fronte al nuovo cantiere)

ore 12 Pranzo condiviso a seguire, lavori sul terreno.( porta attrezzi e materiali)

ore 18 assemblea del nuovo presidio ex autoport

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IMBRICCHIAMOCI 17

                 

Dal 30 aprile al 2 maggio IMBRICCHIAMOCI!

Imbricchiamoci “ letteralmente significa “andare per i bricchi”, quindi
per colline e monti… Ma non è un passatempo o uno svago, piuttosto
esperienza, lotta, vita.

Edizione speciale:
La diciasettesima edizione si svolgerà all’ interno del parco del Beigua per esplorare le zone dove la CET in combutta con altri fanfaroni vorrebbero realizzare la miniera per l’estrazione del Titanio

C.E.T aka Combatti l’Estrazione del Titanio!
Lunga vita alle montagne!!

“Datemi per amici e vicini uomini selvaggi, non addomesticati. La
brutalità del selvaggio non è che un pallido fantasma della spaventosa
ferocia che spinge gli uomini civili e gli amanti l’uno contro l’altro”
(H.D. Thoreau)

Per avere informazioni su  appuntamento di incontro e suu come si svolgeranno i tre giorni scrivere alla mail fuoricontrollo@inventati.org

Aggiornamenti sul canale Telegram Del colore della terra

SOLIDARIETÀ A QUELLI CHE SI RIBELLANO. OVUNQUE!

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VALSUSA. LA DANZA DEI LACRIMOGENI E DEI MANGANELLI

Ad ora più persone continuano a resistere sul tetto del presidio di San Didero e nonostante la massiccia presenza di polizia e il continuo lavorare degli operai  nella notte due compagne sono riuscite in barba alla sbirraglia a raggiungere il tetto del presidio con rifornimenti e per dar il cambio ad altri due compani scesci la sera prima!

Riportiamo un resoconto di quanto accaduto negli ultime giorni tratto dal blog Anarres il pianeta delle utopie concrete

https://www.anarresinfo.org/

Lo sgombero del presidio di San Didero, attuato di notte con enorme dispiegamento di forze, non ha nulla a che fare con l’apertura di un banale cantiere per la realizzazione di un’area di sosta sull’autostrada.
La partita che si gioca qui, come già a Chiomonte, è quella tra lo Stato e una popolazione indisponibile a piegarsi all’imposizione di un’opera utile solo a garantire lauti guadagni alla lobby del cemento e del tondino e ai suoi padrini politici.
Una montagna di soldi pubblici, ora nuovamente disponibili grazie al recovery fund, sono la torta da spartire per fini privatissimi.
Dopo un anno di pandemia, dopo vent’anni di tagli alla sanità, con 500 morti al giorno di covid e tanti altri che muoiono e moriranno per mancanza di prevenzione e cure, il governo continua a devastare e depredare un paese estenuato dalla cementificazione, ridotto alla fame dall’intersecarsi della crisi pandemica con le accelerazioni dell’economia 4.0.
La partita che si gioca in un paesino di montagna, dove diossina ed altri veleni hanno già contaminato la terra grazie ad un’acciaieria che solo la crisi ha chiuso pochi anni fa, va al di là di un parcheggio per i tir.
Il nuovo autoporto costerà più soldi per la recinzione e la continua sorveglianza armata che per la realizzazione dell’infrastruttura autostradale.
Lo Stato deve spezzare le ossa al movimento che quasi 16 anni fa dimostrò che insorgere e vincere era possibile. Questa volta siamo in bassa valle, lungo una strada statale, sotto gli occhi di tutti.
Per questa ragione la carta che stanno giocando è quella della violenza e dell’occupazione militare. Provano a far paura, per evitare che la resistenza cresca e si generalizzi.
A quattro giorni dall’invasione militare un gruppetto di No Tav è ancora sul tetto del presidio, circondato dalla polizia.
Il giorno dello sgombero, martedì 13 aprile, un corteo partito dal centro di San Didero, appena arrivato sulla statale 25 è stato bloccato da un ingente schieramento di polizia.
Subito è partita la danza dei manganelli, dei gas e degli idranti.
I No Tav sono stati gasati più e più volte, provando a resistere come possibile. Per sfuggire ai lacrimogeni tanti si sono dispersi per i prati, cercando di aggirare il blocco di polizia, che ha continuato a sparare gas in ogni direzione. Il vento teso della Val Susa per fortuna soffiava forte in direzione delle truppe dello Stato.
I No Tav sono finiti sui binari della ferrovia, i treni si sono fermati a lungo.
Dopo quasi tre ore i No Tav hanno dovuto indietreggiare sino all’imbocco del paese, dove la polizia ha sparato lacrimogeni sin dentro i cortili delle prime case. Poco prima del centro storico una barricata ha chiuso la via. Solo a questo punto le truppe dello Stato hanno desistito.
Il giorno successivo i No Tav sono tornati in strada, provando ad aggirare per i prati i blocchi sulla statale. C’è stata nuovamente un’invasione dei binari della ferrovia. Ad un certo punto anche la polizia si è piazzata sulla ferrovia. I No Tav sono poi riusciti a raggiungere il piazzale di fronte all’area militarizzata.

Giovedì il coordinamento comitati, riunito a San Didero, ha lanciato tre giorni di campeggio No Tav, che sorgerà in un’area messa a disposizione dal comune, nei pressi del cimitero.
Saranno tre giorni di lotta contro l’occupazione militare.
Il programma di sabato è molto denso. Nelle prime ore del mattino i lavoratori del mercatino, come ogni sabato, proveranno a montare i loro banchi nel piazzale del Baraccone, che, sebbene non sia nell’area del cantiere, è stato occupato dalle camionette della polizia.
Alle 15 sindaci e tecnici faranno una sorta di consiglio comunale aperto in strada.
Nella seconda parte del pomeriggio, intorno alle 17, ci sarà un corteo.
Da un anno il governo ha vietato i cortei. Le misure di contenimento della diffusione del virus sono state usate per limitare le nostre già esili libertà.
Siamo di fronte ad un paradosso: chi lavora è obbligato a stare in ambienti chiusi, senza reali protezioni, ed è costretto a salire su pullman sovraffollati, perché la produzione e circolazione delle merci deve essere garantita ad ogni costo.
Chi invece manifesta in strada è considerato un untore.
Quest’anno di pandemia ha acceso una vivida luce sulla violenza insita in un sistema politico e sociale la cui unica logica è quella del profitto. Le vite dei poveri sono inessenziali, quindi sacrificabili.
É tempo di riprendersi le strade. In Val Susa e in ogni dove.

Ci vediamo sabato 17 a San Didero.

Aggiornamento al 16 aprile. Nella notte, in barba all’imponente dispositivo poliziesco, due compagne hanno raggiunto il presidio della casetta sul tetto con viveri e cambi d’abito, dando il cambio ad altri due che erano scesi la sera precedente. In mattinata la polizia ha replicato tagliando gli alberi intorno al presidio, per fare terra bruciata intorno.

 

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LA ZAD DE LA COLLINE SI OPPONE AL CEMENTO E RISCHIA LO SGOMBERO

DIRETTA RADIO CON UNA COMPAGNA DI LOSANNA CHE PARLA DELLA SITUAZIONE DELLA ZAD DE LA COLLINE NATA IN SVIZZERA NELL’OTTOBRE 2020 SULLE COLLINE A NORD DI LOSANNA PER OPPORSI ALLA DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO AD OPERA DELLA MULTINAZIONALE DEL CEMENTO HOLCIM

tratto dalla trasmissione LIBERETION FRONT in onda su RADIO BLACKOUT

ZAD è un neologismo, Zone A Dèfendre, nato in Francia per riferirsi alle occupazioni di territori nate per opporsi ad un progetto di devastazione

La ZAD de la Colline si oppone al cemento e rischia lo sgombero

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CAMPEGGIO RESISTENTE NO TAV

Lunedi 12 aprile intorno all una di notte 1000  cellerini  hanno attaccato, tentando di sgomberare il presidio NOTAV  di San Didero posto sull’ area dove dovrebbe nascere il nuovo autoporto che sostituirà quello già esistente. Ci sono stati violenti scontri fin all’interno del paese di San Didero e 5 persone sin da subito sono salite sul tetto del presidio resistendo fino ad oggi, ad ora sono ancora sul tetto!

Da venerdi 16 aprile inizierà un campeggio resistente

Venerdì 16, sabato 17 e domenica 18, per continuare la mobilitazione permanente in difesa dei terreni di San Didero su cui sorge il presidio ex-autoporto, e per ostacolare i lavori del nuovo ecomostro di cemento, invitiamo tutti e tutte a raggiungerci per un campeggio resistente!

I terreni che ci ospiteranno sono a San Didero nella zona dell’acciaieria, pertanto invitiamo tutte e tutti a portarsi il necessario per campeggiare.

Sarà un momento necessario per confrontarsi, organizzarsi e rispondere in maniera collettiva a quest’ennesimo tentativo di devastazione ambientale e di militarizzazione.

Avanti No Tav!

(Ricordiamo che il venerdì dalle ore 18 si terrà la consuete assemblea del presidio ex-autoporto, che è comunicata ai CC come manifestazione statica e dunque raggiungibile dalle 16 alle 20 in sicurezza anche da altre regioni).

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Il Movimento di Occupazione delle Foreste in Germania: tattiche, strategie e cultura della resistenza [ITA/ENG]

RIPORTIAMO UN APPROFONDIMENTO SUL MOVIMENTO DI OCCUPAZIONE DELLE FORESTE IN GERMANIA, DAL BLOG “LE PIPISTRELLE” (COLLETTIVO ANTISPECISTA ANARCHICO)

Il Movimento di Occupazione delle Foreste in Germania: tattiche, strategie e cultura della resistenza [ITA/ENG]

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COSE’ LA COMPAGNIA EUROPEA DEL TITANIO CET?E CHI C’E’ DIETRO?

Riportiamo di seguito un articolo di una testata online piemontese che approfondisce notizie sulla compagnia europea per il titanio e sui soggetti che gravitano al suo interno.

 

Cuneo: la Compagnia europea presieduta da Risoli – numero due della Bre – cerca il titanio, noi cerchiamo la Compagnia

Gli uffici di corso Soleri: invece della Mab ci sono le targhe di Risoli e Dalmasso

Gli uffici di corso Soleri: invece della Mab ci sono le targhe di Risoli e Dalmasso

Titanio, mangimi, allevamento di suini e mega ufficio commercialista. Mescolando il tutto viene fuori la Compagnia europea per il titanio, la società con sede legale in via XX Settembre a Cuneo, che qualche mese fa ha inoltrato domanda alla Regione Liguria per poter eseguire circa duecento carotaggi nell’area protetta compresa tra i comuni di Urbe e Sassello, nel Parco del Beigua. Campionamenti da uno a 10 chili, per un totale stimato di mille e 250 chili.

L’obiettivo è quello di ricavare il prezioso metallo, molto usato nel settore dell’elettronica. Una società particolare, per la sua attività, che ha destato non poca curiosità per il suo essere “Made in Granda”, nonché presieduta da un noto commercialista cuneese, il dottor Pierfranco Risoli, numero due della Banca Regionale Europea.

Come già scritto da Targatocn, oltre al commercialista, che detiene il 20 per cento delle quote societarie, in visura camerale (data dell’ultimo protocollo 18 novembre del 2014), compongono la Compagnia europea per il titanio (Cet Srl) altri quattro soci: Ugo Benedetto (26,67 per cento di quote) che è anche l’amministratore delegato, Ada Benedetto che ha un pacchetto di quote del 20 per cento, Sara Dalmasso con il 6,67 per cento delle quote ed infine, sempre con il 26,67 per cento di quote, una Srl denominata Mab.

Nomi e società sicuramente meno noti rispetto a quello del dottor Risoli, ma comunque di un certo spessore nel mondo economico della nostra provincia, e non solo. Sara Dalmasso è un dottore commercialista di Peveragno, specializzata in diritto tributario con ufficio a Cuneo, in corso Soleri 3, dove anche il commercialista Risoli ha il suo studio.

Ugo Benedetto e’ un grande allevatore di suini, originario del Monregalese, per la precisione di Castellino Tanaro, dove ha la residenza. Ada Benedetto e’ la sorella di Ugo, vive a Farigliano ed entra nella Cet come persona singola (detiene il 20 per cento delle quote) ma anche attraverso la società denominata Mab che, sempre secondo visura camerale, detiene il 26,67 per cento. Ma chi è questa Mab Srl e soprattutto in che campo opera e di chi è? Per accontentare le curiosità, anche in questo caso, basta leggere la visura camerale, ultimo protocollo 23 novembre 2014.

La Srl ha un capitale sociale di 10.400 euro, proprio come la Compagnia europea per il titanio ed il suo amministratore unico e’ Ada Benedetto, già socia della Cet. Alla voce “attività esercitata” si legge: “gestioni beni immobili propri. Lavori generali di costruzione e ristrutturazioni edifici”. L’amministratore unico detiene il 65 per cento delle quote, Beatrice Ferrero (la figlia) ha il 25 per cento delle quote, mentre le restanti quote (10 per cento) sono della Ferrero Mangimi S.p.a, grande azienda di produzione di mangimi zootecnici, di cui era titolare anche il marito di Ada Benedetto, scomparso qualche anno fa. Sempre secondo visura camerale non risulta che la Srl abbia dipendenti, mentre la sede ha il suo domicilio in Corso Soleri numero 3 a Cuneo. A quel l’indirizzo però, ci sono molti uffici di professionisti – tra i quali, combinazione, quello del dottore commercialista Pierfranco Risoli – ma nessuna traccia della Mab Srl. Certo che le collocazioni delle sedi di Cet e Mab sono a dir poco curiose.

La Compagnia europea per il titanio, ha sede – secondo visura camerale –  in un bel palazzo di via XX Settembre, ma in realtà nulla fa pensare che la Srl operi li’, dove invece c’è un ufficio di promotori finanziari dell’Ubi Banca e una scuola di perfezionamento calcistico, più alcune famiglie residenti. La Mab invece ha sede proprio allo stesso indirizzo dove a Cuneo si trovano gli uffici del dottor Risoli e dalle targhette in bella vista acanto alla porta, nulla che possa ricondurre alla Srl di Ada Benedetto.

I ben informati spiegano che in realtà i due uffici di Cet e Mab, che distano a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, basta svoltare un angolo, siano in realtà collegati tra di loro e che entrambi rientrino nel “pacco di uffici” dove opera il dottore commercialista Risoli. Intanto in Liguria è stata attivata una raccolta firme per impedire ulteriori ispezioni minerarie sul Monte Tarine, nel Parco naturale regionale del Beigua.

TRATTO DA:

https://www.targatocn.it/04/mobile/leggi-notizia/articolo/cuneo-la-compagnia-europea-presieduta-da-risoli-numero-due-della-bre-cerca-il-titanio-noi-cerc.html

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